In analisi a Bruxelles
Buffetto europeo a Berlino, richiamo all’Italia indebitata
La Germania sotto indagine per gli squilibri economici causati all’area euro è un piccolo passo per l’economia reale del continente, ma un grande balzo per la politica brussellese. Ieri se ne rendevano conto gli stessi vertici della Commissione europea, che infatti hanno tentato di imbellettare a suon di dichiarazioni l’“Alert mechanism report” da spedire a Parlamento Ue, Consiglio Ue e Banca centrale europea.

La Germania sotto indagine per gli squilibri economici causati all’area euro è un piccolo passo per l’economia reale del continente, ma un grande balzo per la politica brussellese. Ieri se ne rendevano conto gli stessi vertici della Commissione europea, che infatti hanno tentato di imbellettare a suon di dichiarazioni l’“Alert mechanism report” da spedire a Parlamento Ue, Consiglio Ue e Banca centrale europea. “L’Europa ha bisogno di più Germania”, ha dichiarato il presidente della Commissione José Manuel Barroso, proprio mentre annunciava l’avvio di una “analisi approfondita” sul surplus delle partite correnti di Berlino, al 7 per cento del pil nel 2012 e al 6,5 per cento in media negli ultimi tre anni, comunque sopra la soglia-limite del 6 per cento stabilita dalla nuova governance europea. Il commissario agli Affari economici e finanziari, Olli Rehn, negli scorsi giorni aveva lamentato “l’eccessiva politicizzazione” del tema; d’altronde contro quell’eccesso massiccio di esportazioni tedesche rispetto alle importazioni, e quindi su quell’eccesso di reddito dei cittadini rispetto alle loro spese, non erano scesi in campo soltanto i fustigatori dell’austerity à la Paul Krugman, ma perfino il Tesoro degli Stati Uniti d’America (secondo cui esiste il rischio di vanificare così lo sforzo dei paesi periferici di diventare più competitivi). I surplus delle partite correnti sono “risultato di forte competitività e specializzazione nei settori in cui la domanda globale è più forte”, ha precisato la Commissione, aggiungendo però che grazie a un’espansione di investimenti e domanda domestici nella prima economia dell’Eurozona si aiuterebbero almeno un po’ i paesi periferici; che da tale processo guadagnerebbero gli stessi cittadini tedeschi; e infine che surplus troppo ampi possono rafforzare ancora l’euro, penalizzando i paesi esportatori della periferia. Solo nella primavera del 2014, però, l’analisi di Bruxelles sarà conclusa. Dopodiché verrà il momento di decidere: lo squilibrio è eccessivo o no? Per le sanzioni, infine, chissà quando e come.
Tuttavia il peso politico del buffetto brussellese non è passato sotto silenzio nemmeno in Germania. Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, che pure due giorni fa aveva tentato di placare le intemperanze anti Mario Draghi ricordando che il taglio dei tassi d’interesse della Bce non era “una discriminazione specifica per i risparmiatori tedeschi”, ieri ha parlato di critiche infondate verso Berlino. Il surplus è “in larga parte nei confronti di paesi esterni all’unione monetaria, rispetto alla quale l’avanzo è stato dimezzato tra il 2009 e il 2012”; e la risposta non sta nell’indebolire le aziende tedesche ma nel “risolvere gli handicap competitivi dei paesi in disavanzo”. Critici con Bruxelles anche i partiti tedeschi, assieme a economisti di varia estrazione che considerano fuori luogo la reprimenda europea: da Simon Nixon, columnist del quotidiano statunitense Wall Street Journal, a Andreas Rees, capo economista per la Germania di Unicredit (la stessa primaria banca italiana che invece non ha esitato a criticare pubblicamente la Bundesbank e la Bafin, cioè la Consob tedesca, quando le autorità della prima economia dell’Eurozona misero in discussione i flussi di capitali transfrontalieri o gli investimenti in Btp dell’istituto italiano).
Italia più povera. Letta ottimista fisso
A proposito del nostro paese, Barroso ha detto che “si cominciano a intravedere i primi segnali di ripresa ma si tratta di una ripresa molto fragile, per questo non si deve mettere a rischio il percorso delle riforme”. Meno ottimista del presidente del Consiglio, Enrico Letta, che in mattinata aveva detto: “Nel 2014 la ripresa è a portata di mano”. D’altronde l’esecutivo brussellese continua la sua analisi sull’Italia, per la quale gli “squilibri macroeconomici” sono già stati certificati l’anno scorso. “L’export che soffre e la sottostante perdita di competitività”, oltre all’“alto indebitamento pubblico”, sono le principali preoccupazioni dell’Ue. Infine: “Anche la povertà e l’esclusione sociale (in modo particolare la forte deprivazione materiale) sono aumentate in maniera significativa”. Il 19,8 per cento della popolazione è a rischio povertà nel nostro paese, a fronte del 16,1 per cento della Germania.
Italia più povera. Letta ottimista fisso
A proposito del nostro paese, Barroso ha detto che “si cominciano a intravedere i primi segnali di ripresa ma si tratta di una ripresa molto fragile, per questo non si deve mettere a rischio il percorso delle riforme”. Meno ottimista del presidente del Consiglio, Enrico Letta, che in mattinata aveva detto: “Nel 2014 la ripresa è a portata di mano”. D’altronde l’esecutivo brussellese continua la sua analisi sull’Italia, per la quale gli “squilibri macroeconomici” sono già stati certificati l’anno scorso. “L’export che soffre e la sottostante perdita di competitività”, oltre all’“alto indebitamento pubblico”, sono le principali preoccupazioni dell’Ue. Infine: “Anche la povertà e l’esclusione sociale (in modo particolare la forte deprivazione materiale) sono aumentate in maniera significativa”. Il 19,8 per cento della popolazione è a rischio povertà nel nostro paese, a fronte del 16,1 per cento della Germania.